Avalon Songs Caligola Records
cover of article Genere: Jazz
1.Gauvain
2.Agravain
3.Lancelot du Lac
4.Perceval
5.Bohort de Ganis
6.Kay
7.Breunor
8.Bohort le Renversé

WG Image CD CHF 25.90

Note

Il suono innanzitutto, bisogna partire da lì. È la chiave di lettura di una musica che sin dal primo ascolto appare emozionante e suggestiva. Un suono fatto di corde, tamburi, piatti, delle vibrazioni di un’ancia, ma frutto anche dell’inconsueto abbinamento fra due strumenti così diversi come violino e sax baritono. Il risultato di questo magico connubio è un suono unico ed originale, subito riconoscibile. Facile a dirsi, difficile a farsi. Il quartetto che firma «Avalon Songs» può dire d’esserci riuscito. Il tutto è avvenuto sotto la sapiente guida del violinista Stefano Zeni, da qualche anno esponente di primo piano del jazz europeo come lo è, da più tempo, chi gli sta a fianco, Bruno Marini. Non fatevi ingannare dai titoli assegnati agli otto brani dell’album, che sono i nomi di altrettanti cavalieri, fra i più famosi, della tavola rotonda di Re Artù. Non sentirete né bardi raccontare le eroiche gesta dei cavalieri, né arpe accompagnare le loro parole. È forse soltanto il pretesto per tratteggiare otto diverse atmosfere musicali. Sia con il pizzicato che con l’archetto, il violino di Zeni ci guida attraverso vorticose scorribande musicali, e gli fa da puntuale controcanto il sax baritono profondo e avvolgente di Marini. Ma a tenere i due solisti saldamente ancorati a terra sono le essenziali ed efficaci trame ritmiche intessute da Marco Arienti e Alberto Olivieri, che accompagnano con raffinata precisione le lunghe improvvisazioni dei due solisti. Il disco è stato registrato in studio come un “live”, in presa diretta, senza ritocchi o rifacimenti. Della serie “buona la prima”, come si usa dire. Stefano Zeni, che pur vanta numerose ed importanti collaborazioni, firma con «Avalon Songs» il suo terzo lavoro da leader in oltre un decennio, che segue «Parallel Paths», album di violino solo del 2018, con ospiti Boris Savoldelli e Mike Mainieri, preceduto a sua volta di ben sette anni da «Passaggi Circolari», con organico allargato. Inevitabile il richiamo al più celebre violinista del jazz europeo dell’ultimo mezzo secolo, Jean Luc Ponty. Ma per Zeni, forte ormai di un’originale cifra stilistica, il violinista francese rimane soltanto un modello ed una fonte d’ispirazione, oltre che un prezioso mentore.