Open Spaces Caligola Records
cover of article Genre: Jazz
1.Waves and Light
2.Mediterraneo
3.Still Life
4.Moon on Venice
5.Open Spaces
6.Waiting
7.Monastiraki
8.April Blues

WG Image CD CHF 25.00

Remarques

Son passati ben dodici anni da «Never Knows», suo secondo album da leader, ma di certo non invano perché «Open Spaces» non delude una così lunga attesa. Fedele alla formula del quartetto – ma completamente nuovo, visto il tempo passato – questa volta senza ospiti, Tommaso Genovesi, siciliano ma ormai veneto d’adozione, conferma di aver trovato la piena maturità artistica, non solo come pianista ma soprattutto come compositore e leader. Ciò grazie anche all’empatia che è riuscito a stabilire con i componenti della nuova formazione, Alberto Vianello su tutti, che si conferma sassofonista di grande talento quanto sottovalutato. Il suo è un quartetto che al momento della registrazione aveva già due anni di proficua attività concertistica alle spalle, forte quindi di un “interplay” e di una coesione palpabili in tutti gli otto brani del disco. La solidità della coppia ritmica formata dal contrabbassista Marco Privato e dal batterista Emanuel Donadelli consente a Genovesi e Vianello di sviluppare ciascun tema mediando l’uso delle strutture ritmico–armoniche con un’improvvisazione a tratti molto libera. Waves and Light, il brano d’apertura è un medium swing intimo e riflessivo che convince sin dalle prime note, con echi shorteriani che ritroviamo poi in Waiting, ballad dolce quanto nostalgica. Ricordi del mare che circonda l’isola in cui il pianista è nato si ritrovano sia nel tema largo di Mediterraneo che nell’orientaleggiante Monastiraki. Non è un caso che proprio in questi due brani emerga il personale sax soprano di Vianello, che convince anche nell’esposizione del tema di Open Spaces, brano che dà il titolo al disco. Sia nella sognante e meditativa Moon on Venice che nel più solare e sanguigno April Blues, blues davvero poco convenzionale per la sua struttura tematica irregolare, il pianista sembra volersi allontanare dagli schemi collaudati ma sin troppo convenzionali di certo modern bop, portando acqua, se mai ce ne fosse ancora bisogno, al mulino di un jazz italiano ormai sempre più autorevole ed originale, e di cui «Open Spaces» è frutto maturo e saporito.