Lo stretto necessario Brutture Moderne
cover of article Genre: Musica d'autore
1.Cantico della Sambuca
2.Morirò in una taverna
3.Un mese di Provenza
4.A poter scegliere
5.La luna ha sempre ragione
6.Chiedi e ti darò
7.Cose che sai
8.Addio alla tristezza
9.Lo stretto necessario

WG Image CD USD 28.00

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Remarques

Una volta un giornalista chiese a Bruno Lauzi perché scrivesse solo canzoni malinconiche. La risposta fu “Perché quando sto bene esco”. Giacomo Scudellari invece è uno che quando sta bene di canzoni ne scrive e pure parecchio belle. Perché ama celebrare, come dice lui, “il gusto onesto della Gioia con la g maiuscola” ed è proprio questo che fa ne “Lo stretto necessario”, il suo debutto da cantautore, prima opera sulla lunga distanza dopo l'EP “Santi o non santi”, in uscita per Brutture Moderne con la produzione di Francesco Giampaoli dei Sacri Cuori.

Quello di Giacomo è un cantautorato classico, che guarda devotamente alla tradizione dei Settanta ma la sposta verso altri lidi musicali, il più delle volte sorprendenti. Ci sono chitarre acustiche (Marco Bovi), bassi, batterie (Diego Sapignoli) e accanto piano e tastiere (Nicola Peruch), moog, trombe, tromboni e flicorni (Enrico Farnedi), mandole, e-bow (Stefano Pilia), banjolele, duduk e launeddas (Christian Ravaglioli). Le tracce si muovono fra percussioni africane, cori sghembi (Caterina Arniani), batterie metalliche alla Clash, imperiosi fiati morriconiani, mitraglie country, fanfare calypso come omaggi ad Harry Belafonte e paesaggi lunari.

“Ho pensato che il modo migliore per dare forma musicale ad un entità così astratta e rarefatta come la gioia fosse quella di riempirla di concretezza, come se ogni canzone fosse un idra con cento teste da colorare. E in queste cento teste rifluisce di tutto, dai nativi d’America, alle balene, ai partigiani, e, soprattutto alle notti di sambuca.” Ed è proprio il “Cantico della sambuca” a fare da manifesto di vita all'intero disco, un manifesto “di quelli che si cantano al salpare del sole”, prima di pensare che il modo migliore per morire è in una taverna (“Morirò in una taverna”) o che magari quando un amore finisce può finire anche l'amore in assoluto (“Un mese in Provenza”). Succede, come succedono tante altre cose nella vita di ciascuno. Ma l'importante è saperci fare sopra una bevuta come si deve, anche quando in una notte blu elettrico dobbiamo diventare come quei pesci luminescenti nelle profondità dell'abisso per avere a che fare con “Lo stretto necessario” ma senza mai prendersi troppo sul serio.