Francesco Di Bella & Ballads Café Sintesi 3000
cover of article Genre: Musica d'autore, Napoletano
1.Vesto sempre uguale
2.L'alba
3.La costanza
4.Luntano
5.Kevlar
6.Accireme
7.Napule se sceta
8.Carcere
9.Canto pè nun suffrì
10.Introdub
11.Resta acciso

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Remarques

Che qualcosa di molto buono stesse cuocendo lentamente nelle cucine dove si preparano piatti da veri intenditori, era cosa nota. Bastava seguire Francesco Di Bella nel suo progressivo ma inesorabile cammino di allontanamento dai 24 Grana per cogliere una serie di episodi felici – come varie partecipazioni a 'Stazioni lunari' insieme a Max Gazzè, Morgan, Peppe Servillo, Tuxedomoon o le collaborazioni discografiche con gli Almamegretta e i 99 Posse solo per citarne alcuni - della sua nuova dimensione intima, quella che restituiva pienezza al momento creativo, alla composizione pura, prima della condivisione con gli altri membri della storica band. Un solo compagno di viaggio ammesso al banchetto frugale ma ricco di sapori autentici: Alfonso 'Fofò' Bruno alla chitarra acustica con il quale il 'cardillo addolorato' (la sua voce appassionata e dolente che richiama le atmosfere della Napoli settecentesca raccontata da Anna Maria Ortese nell’omonimo romanzo) divide nei piccoli club italiani in un tour di due anni praticamente ininterrotto, la passione per tanti gioielli sconosciuti ai più e scoperti in decine di vinili-capolavoro tra i banchi dei mercatini. Tim Buckley, Elliot Smith, Buzzcocks, Elvis Costello, ma anche Neil Young e gli impasti vocali dei padri Crosby, Stills & Nash e dei figli Fleet Foxes: apprezzatissime performance che disegnano data dopo data il caleidoscopio acustico dentro al quale finiscono, ben presto e a grande richiesta, anche alcuni dei brani più famosi dei 24 Grana. Prende così corpo il progetto che vuole restituire 'le canzoni così come le avevo scritte', dice di Bella, 'trovando man mano le atmosfere giuste per interpretare quei brani come li sento adesso'. Esiste una data ufficiale - lo scorso 9 luglio - quando a Francesco Di Bella & Ballads Cafè (che nel frattempo da duo è diventato un gruppo di sei elementi) spetta il compito di aprire il concerto di Manu Chao alla Mostra d’Oltremare di Napoli; quel giorno, le canzoni presentate in anteprima assoluta e che oggi ritroviamo in questo album, segnano l’inizio della carriera solista di Francesco Di Bella che così commenta la sua scelta: 'Dopo diciotto bellissimi anni con i 24 Grana ho sentito che era tempo di cambiare ed esprimermi in maniera più personale, privilegiando l’aspetto più cantautorale ed interpretativo del mio lavoro'. Naturalmente ci volevano teste sulla stessa lunghezza d’onda, capaci di rispettare l’esigenza di una interpretazione confidenziale, quasi primitiva e a tratti ipnotica, e di dare allo stesso tempo un suono corposo, elegante ma tutt’altro che minimalista. Alchimia non facile, messa a punto con successo da un Daniele Sinigallia, nel suo perenne stato di grazia di produttore artistico e chitarrista, e da una line-up di pari caratura: Cristiano De Fabritiis alla batteria, Alessandro Innaro al basso, Alfonso 'Fofò' Bruno naturalmente alla chitarra acustica, Andrea Pesce al piano elettrico e Marjorie Biondo ai cori. I brani (undici in tutto) sono noti ad eccezione di 'Napule se sceta', inedito del 2008. Praticamente una riappropriazione debita. 'Vesto sempre uguale', 'L’alba', 'La costanza', 'Luntano', 'Accireme', 'Canto pè non suffrì', 'Resto acciso', 'Carcere', 'Kevlar', 'Introdub'... l’immenso patrimonio di cultura musicale di questo geniale e talentuoso ensemble si declina dove e meglio crede: nelle chitarre clandestine de 'La costanza' (Manu Chao è rimasto nell’aria da qualche parte), nell’armonica Dylaniana che timbra da subito 'Accireme', nel lento incedere degli accordi quasi beatlesiano di 'Luntano'; nelle note acide e tirate di 'Carcere', nelle viscere di un dolore antico che dà i brividi quando l’interpretazione si carica della tensione elettro-acustica di 'Resto acciso', nella purezza di 'Canto pè nun suffrì' in versione naked così come mamma-Francesco la fece. Del resto il titolare definisce l’album 'una performance in studio in presa diretta': una 'operazione verità' che non rinnega il passato e che arricchisce il presente. (Fonte: Self)