Eat It (Mangiala) (Vinile) Cinedelic
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WG Image LP CHF 42.30

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Notas

Ristampa 2016

“…sembrò qualcosa di forte e politicamente avanzato. Ma non lo vide nessuno. Né allora né dopo. Da recuperare” (Marco Giusti, Stracult – Dizionario dei film italiani).

Sicuramente, se non riuscite a recuperare il film del 1969, Eat It (Mangiala), esperimento un po’ troppo velleitario di satira sociale e pubblicitaria, opera cinematografica prima e ultima di Francesco Casaretti (poi divenuto documentarista), non potete lasciarvi sfuggire la colonna sonora del due volte Premio Oscar Ennio Morricone nel periodo di sua massima attività compositiva e maggiore sperimentazione.

La pellicola narra la grottesca vicenda di un bieco industriale (Frank Wolff) e il suo fido ingegnere interpretato da Paolo Villaggio (qui al suo esordio cinematografico) che cercano disperatamente uno slogan per la sua carne in scatola Eat It, per l’appunto. In un campo si imbatte per caso in un uomo allo stato brado perennemente affamato e voglioso di fare sesso. All’industriale viene, quindi, l’idea di usare il selvaggio come testimonial della sua carne, giocando sul fatto che questa procura un enorme appetito sessuale, mangiandone in grande quantità.

Morricone scrive una partitura come sempre geniale, diretta dal fidato Bruno Nicolai con il coro dei Cantori Moderni di Alessandro Alessandroni, tra ballabili (A5, A6 e A7 e addirittura un “Dies Irae”, B2) una nota filastrocca (“Oh che bel castello”) quasi deformata intrappolata nel tema principale, motivi classicheggianti, romantici, con un tocco di bossa nova che abbracciano tutte le sfumature psicologiche e ambientali della trama straniante e paradossale del film. Ci sono poi sperimentalismi disturbanti e astratti che rendono quest’opera unica. In particolare in "Quinta Variazione / Africami” con la chitarra Fender effettata fuzz di Alessandroni, la "Settima Variazione" in tre differenti versioni “subacquee” per finire con “Eat It” nella versione del collezionatissimo 45 giri uscito all'epoca su C.A.M. ed unico brano esistente fino ad oggi su sopporto vinilico da tale colonna sonora; una traccia oggi oggetto di culto e ricercatissima per la batteria incalzante di Vincenzo Restuccia e la fender stratocaster distorta di Alessandro Alessandroni.

Copertina rigidissima. Incluse un pieghevole di 4 facciate con immagini di scena dal film.

(Fonte: Goodfellas)