Coup d'état in via Fani - La NATO contro Moro e Iozzino Pendragon
cover of article Género: Politica e società

Resumen

A partire dalle targhe delle auto presenti in via Fani la mattina del 16 marzo 1978, l'autore porta avanti nella sua controinchiesta l'indagine iniziata con "Chi ha ammazzato l'agente Iozzino? Lo Stato in via Fani", dimostrando che l'azione militare delle 9.02, programmata dal mese di gennaio, vede la presenza di ufficiali della Decima MAS, di reparti del Comsubin, di fiduciari del Sisde, di istruttori di Gladio, di ordinovisti, di Piduisti e di brigatisti. Dal punto di vista militare il blitz segue lo schema suggerito da Luttwak ("Coup d'Etat. A practical handbook - A brilliant guide to taking over a nation", 1969) di cui ricalca le tecniche per isolare un quartiere e modulare la tempistica delle diverse squadre convergenti nel teatro dell'azione. Dal punto di vista politico il network che programma, coordina, esegue la strage e protegge gli assassini, depistando immediatamente da quel 16 marzo e poi, con continuità, nei giorni e negli anni successivi, fino ad oggi, obbedisce gerarchicamente alle strutture NATO, centrali dell'eversione nel nostro Paese e mandanti della strategia del terrore. Una verità consolidata, di cui però non si può parlare, come spiega anche il fallimento dell'inchiesta dell'ultima Commissione Moro, il cui compito era quello di tacere sui mandanti della strage di via Fani e dell'omicidio di Aldo Moro.
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Datos/Notas

Collana: Contemporanea / Formato: Brossura / Pagine: 446