Resumen
C’erano due specie di cowboy prima di Sergio Leone: quelli realistici e quelli romantici. Era facile confonderli. Sia i primi che i secondi giocavano a poker, domavano cavalli, bevevano whisky a garganella ed erano abili con la pistola (a dispetto del nome, solo raramente pascolavano le vacche). Gli uni e gli altri cavalcavano tra cespugli rotolanti e teschi di bisonte. Vivevano per lo più all’aperto, in un eterno campeggio. Canyon, mesas, praterie. Non le marcette irlandesi di John Ford, né le canzoni di Frankie Lane, ma il fruscio della pellicola, che vibrava dentro il proiettore, era la loro colonna sonora. Alla fine della storia, i cowboy realistici affrontavano i banditi in duello, mentre quelli romantici spesavano Maureen O’Hara. Poi Leone trasformò il western e niente fu più come prima.
Diego Gabutti, a colpi di pistole, saloon, ciack e sceneggiature, guida il lettore tra le praterie e i deserti del cinema del grande regista italiano, immortale e indimenticabile come i suoi film e il genere che ha reinventato.
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