Ludwig van Beethoven - Piano Sonatas Vol.3 (Op. 13, Op. 14, Rondos Op. 51) Aulicus Classics
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Notes

La Sonata per pianoforte n. 8, op. 13 in do minore di Ludwig van Beethoven è nota anche con il titolo di Grande Sonata Pathetica. Questo appellativo non è stato coniato da Beethoven, ma dal suo editore per ragioni commerciali. Il compositore, tuttavia, lo riconoscerà come corretto facendo riferimento al termine "patetico" come lo intendeva il poeta Friedrich Schiller. Composta negli anni 1798-99 e pubblicata per la prima volta da Hoffmeister nel dicembre 1799, con una dedica al principe Karl von Lichnowsky, quest'opera segna un punto di svolta per la musica di Beethoven. Una versione della Sonata in mi maggiore op. 14 n. 1 esiste anche per quartetto d'archi, in fa maggiore. È stato suggerito che l'opera possa effettivamente aver avuto origine come quartetto d'archi prima di essere convertita in un'opera per pianoforte; ma un esame dei bozzetti non ha confermato questa possibilità. Lo stesso Beethoven infatti affermò esplicitamente in una lettera del 13 luglio 1802 che la versione per pianoforte era l'originale. Questa sonata in mi maggiore è stata davvero l'unica sonata di Beethoven che è apparsa anche in un arrangiamento per quartetto d'archi. Negli anni successivi sono apparse altre sonate o movimenti separati in arrangiamenti simili, ma non autentici, realizzati da altri, senza alcuna autorizzazione o supervisione da parte del compositore. Infatti, pur concepita come un'opera per pianoforte, la Sonata op. 14 n. 1 possiede alcune caratteristiche di scrittura che possono ricordare un quartetto, specialmente nel primo movimento. I due Rondò op. 51 sono stati scritti in periodi diversi. Il n. 1 fu scritto nel 1796 e pubblicato da Artaria l'anno successivo, mentre la composizione del n. 2 risale al 1801 e si dice che abbia avuto Giulietta Guicciardi come originale dedicatario. Sono due opere di carattere diverso anche nell'attitudine. Il secondo rondò è sicuramente più elaborato e contiene molti codici parodistici del tastierismo precedente, in alcuni casi anche diffidenti. È anche possibile che l'originale dedica al Guicciardi possa essere il motivo, la giustificazione di questo scritto, quasi un omaggio galante del maestro al suo giovane allievo, per il quale forse a quel tempo non nutriva ancora una passione forte ed esplicita.