Nicola Segatta - Concerto Bizantino per violoncello & orchestra  New release  Quadrivium
cover of article Style: Contemporaneo
1.Paradjanov
2.Ave Maria
3.Ivry

WG Image CD CHF 26.50

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Notes

Registrato presso il Kulturzentrum Gustav Mahler il 22 e 23 gennaio 2020.

«Non sono mai stato a Istanbul, né a Bisanzio o a Costantinopoli. Quello che so del Bosforo l’ho scoperto dalla lettura di Nazim Hikmet, Orhan Pamuk, dalle lezioni alla radio di Alessandro Barbero, dal telegiornale, dall’amico Andrès Rodrigo Lopez o da altri viaggiatori. La mia Bisanzio è una città invisibile, un luogo della metafora, omonimo, ma non sosia o alter-ego, del posto dal quale il grande Iosif Brodskji fece la propria Fuga. La Bisanzio da cui proviene questo concerto rappresenta un ponte ideale tra oriente e occidente, tra le due polarità, i due emisferi che dialogano da millenni nel cervello dell’umanità». Così il compositore Nicola Segatta descrive l’ispirazione del suo Concerto Bizantino per violoncello e orchestra. L’opera è divisa in tre movimenti. Il primo tempo prende il nome dal regista armeno Sergey Paradjanov e dal suo film Il colore del melograno, che narra la vita del cantore e poeta Sayat Nova. La partitura di questo brano è frutto di viaggi e soste (da S. Pietroburgo, a Sonnino, al sottobosco di una pineta vicino Trento, alle Fiandre francesi) che hanno anche toccato la casa di Paradjanov a Erevan. L’Ave Maria è il movimento lento del concerto. Ispirato al canto bizantino e corso, si sgrana ripetitivo come un rosario. Il finale prende invece spunto da un’improvvisazione che il grande virtuoso Ivry Gitlis eseguì al violino a Tokyo nel 1990. Il titolo è una dedica a Gitlis e significa sia “ebraico” (traduzione letterale di Ivry) che “ebbro” (dal francese ivre), due aggettivi che descrivono il carattere di questa musica.

L’album è dedicato a Giovanni Sollima che è anche il solista di questa registrazione, affiancato dalla Piccola Orchestra Lumiére diretta da Marcello Fera. «Non credo potessi augurarmi maggiore fortuna o privilegio – racconta Segatta – di avere come amico, maestro e mentore il mio compositore contemporaneo e violoncellista preferito, il sultano di tutti i violoncellisti, Giovanni Sollima, سليمان, Sulaymān il Magnifico. Le sue doti musicali sono seconde solo a quelle umane. Molti possono testimoniare quello che dico. Tra i mille riflessi della sua genialità va riconosciuto anche il potere di estrarre come un magnete il talento dagli altri, di palesare quello che brilla in chi si rivolge a lui e insegnargli che può illuminarsi la via da solo, con le proprie energie e il proprio coraggio. Gli bastano poche parole per farlo. Un giorno, all’Accademia Romanini di Brescia, dove ero suo allievo, dopo aver letto un mio tentativo di trio per violoncello, sassofono e pianoforte, davanti a uno dei tanti caffè al Bar Magenta disse: “Con questo tema devi farci assolutamente un concerto per violoncello: spacca!”». Sette anni dopo, dal tema di quella conversazione nasce il Concerto Bizantino. Un piccolo romanzo musicale -autobiografico, che riassume alcune delle più belle melodie segattiane immaginate con il suono di Sollima, e il suo stile inconfondibile, come protagonista.