Blues Travel  New release  Alfa Music
cover of article Style: Jazz
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WG Image CD CHF 23.60

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Notes

Nicola Mingo è un maestro di stile, nel senso che il suo sguardo si rivolge, in maniera ampia e personale, a tutto quel mondo musicale, e chitarristico in particolare, maturato nell’ambito di quello che comunemente viene definito Hard-Bop. Anche in questa occasione, come in un precedente album dedicato a Clifford Brown, Mingo esplora quella dimensione espressiva, tanto amata da molti appassionati, dedicando brani ad Art Blakey, Kenny Dorham, Harold Mabern, George Benson, ma anche a Kurt Weill e al suo concittadino Pino Daniele, oltre che a Wes Montgomery, il vero punto di riferimento del suo linguaggio sulla chitarra. Del grande maestro afroamericano lo affascina il suono, la morbidezza corposa delle ottave, l’orchestralità degli accordi, la rotondità delle singole note, ma soprattutto il senso del blues, le frasi logiche intrise di blue notes a cui Mingo unisce una perentorietà di attacco memore della lezione di Pat Martino. I brani lasciano emergere queste qualità, a partire da New Step, con i cambi di accordo alla Montgomery e il caldo linguaggio del Bop anni sessanta, passando, in un amalgama tra composizioni originali e standard molto noti, all’uso delle ottave in Wes Blues, memore di alcuni temi-cellula scritti dal dedicatario, alle ballad intense e melodiche sino ai brani più swinganti, tra cui Art’s Legacy, Lotus Blossom, There Is No Greater Love, via via sino all’essenziale, archetipico brano conclusivo, eseguito in duo con il contrabbasso. In sostanza, ci troviamo di fronte a uno scavo operato all’interno di una tradizione molto battuta, quindi “rischiosa”, nella quale il chitarrista napoletano si muove con assoluta competenza dimostrando di essere un vero interprete di quel linguaggio. E lo fa con un quartetto funzionale, in cui riesce ad amalgamare il suono della chitarra con quello del pianoforte di Andrea Rea, un talento ormai affermato che rivela sensibilità e pregevole capacità di ascolto e di interplay, e con l’esperienza di Giorgio Rosciglione e Gegé Munari, che conferiscono alla musica un groove e una saldezza ritmica pertinenti e imprescindibili. Ad ogni modo, il feeling con cui il quartetto suona evita categoricamente la caduta in qualsiasi tipo di retorica, e questo, nel contesto in cui si muovono i musicisti, è forse il pregio maggiore del disco.

Maurizio Franco