Eremitaggi  New release  Felmay
cover of article Style: Contemporaneo, Elettronico
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WG Image CD USD 34.00

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Notes

Le tracce, in un genere che si potrebbe definire di musica classica-elettronica-cinematica e che l’autore definisce 'Eremitaggi', ovvero azioni creative attraverso cui «allontanarsi da tutto per avvicinarsi al tutto», nascono dal bisogno di ottenere una musica vicina al versante sacro dell’esistenza, che dispensi pietas sulla vita consumata, sui luoghi e sui beni scomparsi o in progressivo abbandono. Attraverso la solitudine e il linguaggio sensibile delle proprie emozioni e del proprio dolore, ci si ritira dal mondo per poi vederlo meglio.

Il terzo disco solista di Fabio Barovero si compone di 10 brani tessuti con materiale elettronico e archi di contrabbasso e violino. L’album è stato registrato durante il 2018 nello studio Verosound, l’atelier musicale voluto e realizzato da Fabio Barovero su di un lembo di terra circondato dal fiume Dora, alle porte di Torino.

Le tracce, che l’autore definisce «Eremitaggi», ovvero azioni creative attraverso cui «allontanarsi da tutto per avvicinarsi al tutto», nascono dal bisogno di ottenere una musica vicina al versante sacro dell’esistenza, che dispensi pietas sulla vita consumata, sui luoghi e sui beni scomparsi o in progressivo abbandono. «Nell’epoca dell’apparente azzeramento delle distanze», dichiara Barovero, «attraverso la solitudine e il linguaggio sensibile delle proprie emozioni e del proprio dolore, ci si ritira dal mondo per poi vederlo meglio». In questo ritrarsi, che è ambizione, ricerca musicale ed emotiva, ci si inoltra fino a trovare la versione più intima e assoluta di se stessi. Il luogo che questo disco invita ad esplorare attraverso i 10 eremitaggi è quello di un genere che si potrebbe definire di musica classica-elettronica-cinematica, per le influenze del compositore, autore negli ultimi anni anche di diverse colonne sonore per il cinema, e per gli apporti dei musicisti Federico Marchesano (contrabbasso) e Simone Rossetti Bazzaro (violini).

«Nella realizzazione di questo lavoro, ho cercato di costruire un’ambientazione sacra in cui portare la mia musica. Mi sono allontanato come farebbe un eremita, figura che mi sembra lontana dalla contemporaneità, ma che sento a me vicina. Utopica forse. E’ così profondamente necessario per me che ci si allontani dal mondo iper connesso, dall’ossigeno sintetico, e che ci si metta sulle orme di una ricerca vitale per scoprirci più selvatici»