Lettere a Giulietta Blue Serge
cover of article Style: Jazz
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Notes

Ogni anno arrivano migliaia di lettere all’indirizzo di “Giulietta - Verona”. Missive di ogni tipo: sfoghi di amanti delusi, ossessioni, riflessioni, offerte commerciali, confessioni, lettere di addio (al mondo o ad un amore) e molto altro. Questa notizia, apparsa in un giornale inglese, incuriosì molto Elvis Costello e gli diede lo spunto per creare, insieme al quartetto d’archi Brodsky Quartet, la “song sequence” intitolata Juliet’s Letters. L’opera, pubblicata nel 1993, si compone di venti quadri epistolari in forma canzone; venti lettere immaginarie inviate (alcune forse per sbaglio) da venti misteriosi scriventi all’indirizzo immaginario più romantico al mondo. Il tono complessivo di queste lettere è ironico e grottesco, pervaso da un sottile humour nero molto “british”, alternato a improvvise vampate di grande lirismo e intensità. Le varie tonalità emotive di queste lettere sono rese assai bene in lingua italiana dalla traduzione di Vittorio Matteucci che, rispettando il significato originale, ha impreziosito e avvicinato alla nostra tradizione melodrammatica/pop le atmosfere (surreali, folli, sulfuree, rabbiose, disperate, grottesche, passionali) delle Juliet Letters.

La versione italiana è prodotta da Sergio Cossu per la sua etichetta Blue Serge, la regia teatrale è di Monica Còdena. Il timbro e la presenza scenica di Vittorio Matteucci, autentica stella del musical italiano, sono perfette per il linguaggio poetico e melodico di quest’opera e il Paul Klee 4tet (Alessandro Fagiuoli, Stefano Antonello, Andrea Amendola, Luca Paccagnella) - specializzato nella musica del ‘900 - sa rendere mirabIimente le continue, sottili, a volte imprevedibili sfumature della partitura.