I monumenti dei dogi - Sei secoli di scultura a Venezia Marsilio
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Overview

A 1600 anni dalla fondazione di Venezia, uno splendido volume illustrato ripercorre la storia dei dogi

Il prossimo anniversario, nel 2021, dei 1600 anni dalla fondazione della città – tradizionalmente collocata al 25 marzo 421 – ci offre, con questo originale volume, un nuovo spunto di riflessione e conoscenza della storia e dell’arte veneziane. Una teoria di centoventi dogi – guerrieri, politici, letterati, perfino un santo, Pietro Orseolo – abbraccia la storia millenaria della Repubblica di Venezia, evocando la grandezza di uno stato che, nel periodo della sua massima espansione, andava da Bergamo e Brescia fino all’isola di Cipro. Dalla nomina del primo dux, che si perde nelle nebbie del tempo e della leggenda, alla data fatale del 12 maggio 1797 – quando l’ultimo doge, Ludovico Manin, abdicava in favore dei francesi –, lo studio dei monumenti funebri dei dogi della Serenissima ci consente un excursus tra i maggiori nomi della scultura di tutti i tempi, che si sono occupati di questa particolarissima forma artistica, in un vero compendio di meraviglie plastiche: dai Lombardo ad Antonio Rizzo, da Sansovino a Vittoria, da Longhena a Tirali. Commissionati direttamente dal doge o dalla sua famiglia, questi magnifici monumenti non solo riflettono le preoccupazioni personali del doge per l’aldilà, ma diventano strumenti squisitamente politici particolarmente adatti all’analisi delle dinamiche della città, soprattutto in un contesto, come quello della Repubblica di Venezia, in cui il doge era soltanto un primus inter pares e in cui nessuna forma di autoesaltazione pubblica di singoli individui era tollerata. Le tombe offrivano pertanto una rara opportunità di autorappresentazione, con investimenti che potevano perfino superare quelli profusi nella costruzione delle tombe papali a Roma.
WG Image Libro CHF 110.50

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Details/Notes

Collana: Grandi libri illustrati / Formato: Rilegato / Pagine: 352 con ca. 300 ill. a col. / Fotografie di Matteo De Fina / Introduzione di Marino Zorzi / Testi di Sebastiano Pedrocco, Toto Bergamo Rossi