Nina  Neuheit  AUAND
cover of article Stil: Jazz
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WG Image 3 CD CHF 35.90

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Bemerkungen

Per catturare tutte le anime sonore di Gabrio Baldacci un disco non sarebbe bastato. Per questo motivo Auand Records raccoglie le sue identità musicali in uno spettacolare triplo album “Nina” ricorrendo ad un packaging studiato per l’occasione. Quasi un decennio di musica diviso in tre capitoli: Solo (2017), Tambrio (in duo, inciso nel 2019), e Mr. Rencore (in trio, 2014).

Mr. Rencore è il progetto con Daniele Paoletti alla batteria e all’elettronica e Beppe Scardino al sax baritono e sax alto. «Per questa formazione, che include i miei migliori amici – dice Baldacci – ho scritto le musiche. È sempre stato una sorta di laboratorio dove sperimentiamo insieme soluzioni musicali e sonore. Dei tre, forse questo è il progetto con il sound più violento».

L’album Solo è un’esplorazione in cui l’approccio multisfaccettato e i diversi talenti del chitarrista si fanno ancora più evidenti: chitarre, loop station, drum machine, chitarra baritono, archetto per violino ed effetti sono solo alcuni degli utensili nella sua cassetta degli attrezzi. «Anche qui – continua – le musiche sono mie composizioni: un frullato di input sonori che descrivono un altro periodo della mia vita. Mi è servito molto per affrontare me stesso e i blocchi che mi portavo dietro».

Approccio del tutto opposto nel progetto con Stefano Tamborrino, fedele complice del duo Tambrio. Niente di scritto o preparato. «È l’unico disco – conferma Baldacci – dove ho preferito lasciare che la musica nascesse dal nostro inconscio. Un pomeriggio di improvvisazioni libere domate poi dalle mani e dalle orecchie esperte di Francesco Ponticelli, che ci ha registrato e ha scelto dei frammenti di musica. Anche qui si può trovare di tutto: dalle ballad all’heavy metal, dal noise ai silenzi. C’è persino un brano cantato da Stefano!»

L’antologia di progetti e ricordi – arrivata a dieci anni di distanza da “Intollerant” con Tim Berne, ormai fuori catalogo – è tenuta insieme proprio dagli affetti: se il titolo che li racchiude tutti è “Nina”, nome della figlia di 9 anni, sono tante le dediche disseminate fra i titoli delle tracce. «Per esempio – rivela il chitarrista – nel disco in duo alcuni brani sono dedicati a Stefano Bartolini, straordinario sassofonista e persona meravigliosa con cui ho avuto la fortuna di suonare, e che purtroppo ci ha lasciati qualche anno fa. Alcune atmosfere mi hanno ricordato le cose che io e lui suonavamo insieme a Max Sorrentini. È il caso di “Too Blaines Infart” che non ha un vero senso letterale: è semplicemente l’anagramma di Stefano Bartolini».

Agli ascoltatori il compito di decodificare i tanti altri indizi lungo le tre tappe di questo viaggio, accompagnati da quasi un decennio di musica potente e sempre nuova, e dalle incursioni in una miriade di generi apparentemente lontani.