Malasorti 2018
S'ArdiCity S'ard
cover of article Stil: Dub, Elettronico, Cumbia
1.Labai
2.Chi no dd'acabu
3.Mala manera
4.Celu de biri
5.Sciu innui
6.Su fogu
7.Tropu po mei
8.Candu bolis
9.S'intruxu
10.Agoa

WG Image CD CHF 25.00

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Malasorti è un trio che usa il dub e il “non finito” come linguaggio e che ama curiosare tra poetiche sarde, tropicali, balkan, jazz e mediterranee. È nato dal compositore elettronico Francesco Medda “Arrogalla”, dal cantante Emanuele Pittoni e dal trombettista Francesco Bachis già componenti della band sarda Ratapignata. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo videoclip “Malasorti” (regia di Enrico Ciccu), ha collaborato con l’illustratore “Marjani”, pubblicato un ep per la label francese “LCL - Libre Comme L’air” e suonato al Tundra Festival in Lituania, uno dei festival di musica elettronica più importanti del baltico.

La musica popolare nasce dal basso, si nutre dalle radici dell’identità di un popolo ma si evolve e si adegua ai cambiamenti sociali trasformandosi con essi. Esiste una realtà urbana e suburbana nella quale queste entità si fondono dando vita a nuove ispirazioni culturali. In questo contesto nasce “S’ArdiCity”, il nuovo progetto musicale di Malasorti prodotto dall’etichetta S’ArdMusic che unisce musiche dal mondo ed elettronica in un approccio estetico legato al “dub” delle origini a cui si aggiunge la poetica dei testi in lingua sarda.

Malasorti attinge e si nutre delle sonorità contemporanee e vive presenti nell’hinterland cagliaritano: dub, jazz, reggae, cumbia, reggaeton, techno, hip hop e la musica popolare sarda, con una attenzione particolare verso la poesia estemporanea. Malasorti si ispira agli scenari urbani della Sardegna e del sud del mondo. Un mondo in cui precarietà, autocostruzione, estetiche locali si fondono in un paesaggio di abitazioni “non finite”, dove blocchetti di cemento, mattoni di terra, cruda e cotta e altri materiali sono organizzati in modo sempre provvisorio e cangiante, ma reso definitivo dallo scorrere del tempo. Proprio come nel dub.

Tutte queste suggestioni sono poi tradotte in chiave elettronica e contemporanea e forniscono una terza chiave di lettura del progetto che si basa sulla triangolazione tra musiche popolari (antiche e moderne), nuove tecnologie e lingua sarda. Per musiche popolari si intendono sia quelle presenti da sempre nel territorio della Sardegna, sia quelle approdate in tempi più recenti come l’hip hop, il reggaeton, la techno e il jazz. Se da una parte vi è una vasta tipologia di suoni che costituisce il progetto dall’altra parte vi è una precisa estetica legata al “dub” delle origini. Un approccio musicale nato in Giamaica alla fine degli anni ‘60 che consiste nella dilatazione ed elaborazione in tempo reale dei suoni registrati ed eseguiti dal vivo il tutto fatto non più con antichi mixer analogici ed effetti autocostruiti ma utilizzando lo strumento musicale più influente di questa epoca: il computer.